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Progetto

 
   
 

Il progetto è il primo a proporre la valorizzazione di biomassa residuale come risorsa di prodotti chimici da riciclare all’industria, e non unicamente come potenziale combustibile.
La posta in gioco del progetto è molto alta.
I biotensioattivi isolati da biomasse residuali di origine urbana, agricola o zootecnica possono essere fortemente competitivi con i tensioattivi commerciali di sintesi. La commercializzazione  e l’uso di tali biotensioattivi avrebbe un doppio impatto positivo sia economico sia ambientale, migliorando l'economia di gestione degli impianti di trattamento dei rifiuti, sortendo il risparmio di petrolio e conseguentemente contribuendo alla diminuzione delle emissione di anidride carbonica.
Per valutare l’impatto economico potenziale della proposta del progetto Biochemenergy, basta pensare che il mercato mondiale dei tensioattivi di sintesi è di diversi milioni di tonnellate, con un giro d’affari dell’ordine di 20 miliardi di euro, e che il prezzo medio di un tensioattivo è 1-2 /kg, mentre il suo valore come combustibile è valutabile in 0,1-0,2 /kg. Campi di applicazione principali dimostrati in scala di laboratori sono la fabbricazione di formulati detergenti domestici ed industriali, l’impiego come ausiliari per la tintura delle fibre tessili, il lavaggio di suoli contaminati da idrocarburi, la fotodegradazione di bagni esausti di tintura delle fibre tessili, la fabbricazione di formulati per impiego in agricoltura e per il lavaggio di pozzi petroliferi esausti. Prospettive ancora più interessanti risultano da studi in corso per l’impiego dei suddetti biotensioattivi per la nutrizione animale. Tali studi si giustificano in base a risultati pubblicati su sostanze simili isolate dalla torba.  Da questo se ne ricava una lezione antica di economica domestica, prima di buttare o bruciare, vediamo se quello che abbiamo può essere utilizzato meglio.
Il progetto dispone di un prototipo modulare di impianto pilota per la produzione dei biotensioattivi. Il prototipo, che può produrre 50-100 kg di biotensioattivi per settimana, è stato assemblato e dimensionato per consentire lo sviluppo di prodotto e processo nell’ottica del trasferimento tecnologico.
I dati disponibili al momento indicano che, sulla base dell’ampio campo di applicazioni dei biotensioattivi del progetto, il loro valore monetario potenziale è compreso tra 1 e 60 € /kg a fronte di un costo di produzione di 0.10-0.30 €/kg, in funzione del grado di purezza e delle specifiche di prodotto richieste dal tipo di applicazione desiderata.
In tutto ciò, un particolare riconoscimento va dato alla Regione Piemonte che risulta essere il primo ente al mondo ad aver finanziato un'idea progettuale così innovativa nel campo della gestione dei rifiuti. Attraverso il Bando regionale per la ricerca industriale e lo sviluppo precompetitivo per l’anno 2006 ha infatti finanziato il progetto “Biomass Wastes as Renewable Source of Energy and Chemicals for the Industry with Friendly Environmental Impact. Optimizing use of Piemonte wastes bioenergy inventory”, che per spunti di interesse e potenzialità applicative future ha ottenuto il primo posto nella graduatoria finale.
Il progetto, sintetizzato nell’acronimo Biochemenergy,  ha come responsabile scientifico il Prof. Enzo Montoneri del dipartimento di Chimica Generale ed Organica dell’Università degli Studi di Torino e coinvolge, inoltre, il Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali dell’Università di Torino, ed alcuni enti Piemontesi ed aziende private in veste di co-proponenti quali Acea Pinerolese spa in Pinerolo, Studio Chiono ed Associati in Rivarolo Canavese,  Erica in Alba ed Arpa Piemonte di Torino. Nell’ambito dell’azione dei diffusione dei risultati e di promozione di collaborazioni per il trasferimento tecnologico, i partecipanti al progetto stanno attualmente cercando imprese private che siano disposte a condurre esperimenti sul campo o in scala quasi reale finalizzati alla dimostrazione delle proprietà dei suddetti biotensioattivi in vari settori della tecnologia chimica e in agricoltura. Il progetto intende promuovere società o intese commerciali tra trasformatori di rifiuti solidi urbani in biogas o compost ed utilizzatori dei biotensioattivi estratti da detti rifiuti allo scopo di realizzare un impianto integrato che preveda l’utilizzo totale della frazione organica dei rifiuti mediante produzione di biogas ed estrazione di biotensioattivi.